Sempre più aziende oggi si affidano a diverse e stringenti policies per proteggere i loro dati e per mantenere i loro sistemi funzionanti. Evidentemente, le varie policies sono efficaci nel momento in cui i dipendenti tendono a seguirle. Molti dipendenti ignorano completamente le IT policies, in maniera più o meno consapevole (molti scelgono di non rispettarle). Ciò può creare minacce alla sicurezza, causare problemi giuridici ed impedire all’azienda di utilizzare in modo efficace le risorse IT. Per evitare rischi, gli IT manager dovrebbero “educare” i dipendenti al rispetto delle policies dell’azienda e incrementare i controlli su applicazioni e tecnologie ad uso “privato”.
Ecco le 3 policies maggiormente ignorate…
- Norme contro lo sharing di files online
Come detto in un precedente post, il Cloud Computing può avere molti vantaggi per le aziende. Una volta scelto il corretto servizio, un’azienda può avere un’accessibilità più ampia ai vari dati e sfruttare i servizi informatici a costi inferiori. Ma, a fronte di servizi robusti e professionali, esistono servizi a basso costo o completamente gratuiti che non offrono nessuna (o almeno poca) sicurezza per proteggere dati sensibili. Spesso, molti dipendenti di un’azienda utilizzano servizi di Cloud Computing che non sono stati precedentemente approvati dagli IT Departments. Oltre ad un maggior rischio di violazione dei dati, i servizi di Cloud Computing “privati” non consentono all’azienda di cancellare i dati una volta che non sono più necessari o quando un dipendente lascia la stessa azienda. Sarà un caso che sempre più aziende nelle loro policies vietano espressamente l’utilizzo di determinati servizi?
La soluzione: i dipendenti che utilizzano servizi di condivisione per lavoro, vale a dire per condividere documenti o collaborare con colleghi, dovrebbero usare soluzioni enterprise-ready approvate dall’azienda.
- Social Network Policies
E’ abbastanza ovvio che l’utilizzo dei vari social network, durante le ore di lavoro, dovrebbe essere limitato. Norme troppo stringenti potrebbero avere un effetto contrario. Ad esempio, se si blocca l’accesso dai computer aziendali, i dipendenti potrebbero facilmente utilizzare smartphone o tablet personale e quindi “aggirare l’ostacolo”. Il problema reale non è il tempo sottratto al lavoro quindi alla produttività, ma il rischio di minacce alla sicurezza, derivanti da phishing ecc…, che comporta l’utilizzo delle risorse aziendali per fini “privati”. Per non parlare del fatto che potrebbero essere condivisi dettagli su progetti a cui si sta lavorando. Sarebbe necessario che ogni azienda avesse, tra le sue policies, delle norme che regolano l’uso dei social network da parte dei dipendenti, informandoli sui possibili problemi derivanti dal loro utilizzo tramite risorse aziendali.
- Criteri sulla scelta delle password
E’ dimostrabile che molti dipendenti utilizzano password del tipo “12345” oppure “password” o “nome-cognome” o, ancora, date di nascita di coniugi, figli, ecc… Queste password non fanno nemmeno più parte dei dizionari degli hacker, talmente sono obsolete… Anche di fronte all’esigenza di password più complicate, spesso ci si limita ad aggiungere un numero, così la password diventa “nome-cognome1” e così via. Bisognerebbe “formare” i dipendenti sull’utilizzo di password che contengano almeno 10 campi, di cui almeno 4 numeri e simboli, soprattutto una password diversa per ogni account. La scelta migliore sarebbe quella di utilizzare dei random password generator, i quali si basano su criteri di crittografia spesso complicati. Questi software spesso permettono anche di memorizzare le singole password in un database, quindi bisognerebbe solo ricordare una master key.
Anche se le varie policies possono sembrare molto restringenti, sono studiate per tutelare l’azienda ed il dipendente. L’osservazione e il rispetto di determinate regole non è mirato a limitare la libertà individuale, ma semplicemente alla tutela dei dati sensibili. Ai dipendenti di ogni azienda è richiesto il rispetto delle norme: solo così possono sentirsi parte integrante di essa, quindi tutelarne l’immagine.



